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La storia della Provincia

Se l'esigenza di stabilire un legame amministrativo fra Firenze e il suo territorio è certo assai più antica - già nel 1418 la Repubblica fiorentina aveva costituto una apposita Magistratura, detta "Dei Cinque del Contado e del distretto" - quella di una istituzione che si occupasse delle competenze che superano i confini del singolo Comune è relativamente recente.

Solo con la prima metà del XIX secolo, in epoca lorenese, quando lo Stato è ancora ben poco presente nella vita delle popolazioni, lo sviluppo delle relazioni economiche nell'Italia preunitaria fa avvertire come un problema le condizioni della viabilità di collegamento (che ha un'estensione di circa 2000 chilometri) fra i vari centri del Granducato di Toscana e la conseguente esigenza di una sua migliore manutenzione. Come solo in quello stesso periodo assume rilievo la coscienza che della condizione dei soggetti socialmente più sfortunati - come i bambini abbandonati (quasi 8.000 nel solo Istituto degli Innocenti di Firenze) e gli insani di mente poveri - deve farsi carico l'intera comunità quantomeno sostenendo il lavoro delle opere pie (oltre 540) attive nella regione.

Sono Girolamo Poggi e Leopoldo Galeotti a proporre per la prima volta, nel 1847, di creare nuove istituzioni amministrative al livello provinciale, allora coincidente con i Distretti, mentre è del 1848 la divisione del territorio granducale in sette Prefetture. Organizzazione sulla quale andranno a sovrapporsi, fatta l'Unità nazionale, i Compartimenti dell'Italia unitaria.

stemma 1892

L'Unità d'Italia e la nascita delle Province

Il Compartimento fiorentino del nuovo Stato nazionale viene istituito nel 1860 ed è presieduto da Luigi Cambray Digny, figura eminente di statista che successivamente sarà Ministro delle finanze del governo Menabrea e vicepresidente del Senato.

Bisognerà aspettare però ancora fino al 1865, con l'approvazione il 20 marzo della Legge comunale e provinciale della Stato unitario, per vedere nascere la Provincia vera e propria, anche se come espressione di un governo nazionale accentratore, che vuole istituzioni di decentramento amministrativo uguali per tutto il territorio nazionale, e non certo come strumento di autogoverno locale. La prima esigenza del nuovo Stato è quella di organizzare territorialmente l'esazione delle tasse (gli uffici distrettuali delle imposte sono già attivi dal 1862) alla quale si somma la necessità di affrontare localmente problemi come quelli già ricordati della viabilità provinciale e dell'assistenza agli esposti ed ai malati di mente, insieme ad altri pure di dimensione sovracomunale: l'istruzione secondaria, la conduzione di monumenti e archivi, quella degli edifici pubblici statali, la regimazioni delle acque, il taglio dei boschi, la caccia e la pesca.

Il modello su cui nascono le Province non è pertanto quello a cui pensavano i liberali toscani che si erano battuti per l'idea di un'amministrazione efficiente basata sulle autonomie locali e controllata dal corpo elettorale (che si affermerà solo con la Costituzione Repubblicana) ma è invece quello sabaudo, che divide il Regno in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni (85 quelli assegnati a Firenze) per farne ramificazioni dei suoi poteri e assegna al Prefetto la presidenza dell'organismo esecutivo, la Deputazione provinciale, eletta all'interno di un consiglio nominalmente elettivo ma di fatto espresso dai pochissimi che hanno il diritto di voto: appena il 2 % di una popolazione per il 78% analfabeta, e solo un terzo degli aventi diritto si reca nel 1865 alle urne. È un modello che comunque regge bene perché funzionale agli interessi di un tessuto economico fondato sulla mezzadria (30.000 proprietari terrieri nel territorio provinciale) e sul libero scambio, che lo Stato unitario asseconda e protegge.

Il primo Consiglio provinciale di Firenze entra in carica il 5 ottobre. Ne fa parte il fior fiore della politica toscana, da Bettino Ricasoli, che era stato presidente del Consiglio dopo Cavour e tornerà ad esserlo nel 1866, a Tommaso Corsi, primo toscano nel Governo nazionale, al dicastero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, a De Cambray Digny, che continuerà a sedere nell'assemblea per un quarantennio, fino al 1906. Presidente di quel primo Consiglio provinciale è Ubaldino Peruzzi, altro insigne statista, che era stato Ministro dei Lavori Pubblici con Cavour e con Ricasoli e ministro dell'Interno con Minghetti.

 

stemma 1924

Dall'acquisto di Palazzi Medici riccardi agli anni Venti del Novecento

Il 29 settembre 1874 viene acquistato per 500mila lire dallo Stato Palazzo Medici Riccardi, che in precedenza aveva ospitato il Ministero dell'Interno di Firenze Capitale e prima ancora il catasto e vari uffici pubblici dell'amministrazione lorenese (che aveva rilevato l'immobile nel 1814 dalla famiglia Riccardi).

In origine la sede della Provincia era in un'ala del Palazzo Galli Tassi di via Pandolfini, in coabitazione con il Ministero dell'agricoltura ma con un ingresso autonomo da Borgo degli Albizi.

Nella nuova sede si trasferiscono, insieme al Consiglio provinciale, il Prefetto e gli uffici di Prefettura e poi il Provveditorato agli studi, mentre già vi si trova la Questura con il suo centro telegrafico, che ingombra buona parte del giardino.

Il 10 febbraio 1889 cambia la legge comunale e provinciale. La Deputazione elegge ora il suo presidente, che è diverso da quello del Consiglio. Il primo è il senatore Piero Puccioni, mentre a presiedere il Consiglio va Paolo Onorato Vigliani, già presidente dalla suprema corte di Cassazione e Ministro della Giustizia. A condividere impegni provinciali e governativi sarà qualche anno dopo anche un altro presidente, Gismondo Morelli Gualtierotti, in carica nel 1919, Ministro delle Poste e vicepresidente della Camera.

stemma 1938

Il Ventennio e il periodo dei distacchi territoriali

Con l'avvento del fascismo, il 25 novembre 1922 Consiglio e Deputazione provinciali vengono sciolti e sostituiti da una Commissione straordinaria. Il Consiglio riprenderà l'attività fino al 23 dicembre 1926, quando sarà definitivamente sciolto e sostituito da una nuova commissione.

Gli anni che seguono sono quelli dei distacchi territoriali. Nel 1923 i dodici Comuni del circondario di Rocca San Casciano passano alla Provincia di Forlì. Nel 1925 è il Circondario di San Miniato con i suoi cinque Comuni a separarsi per riunirsi a Pisa. Infine nel 1927 nasce, con undici Comuni, la Provincia di Pistoia.

Nel 1928 il regime introduce nuovi organi: un Preside al posto della Deputazione e un Rettorato di dieci membri al posto del Consiglio, entrambi nominati su proposta del Ministro dell'Interno. Ci sono ulteriori competenze in materia di istruzione superiore, sanità, igiene, assistenza e agricoltura ma le funzioni sono quelle di ufficio di decentramento del potere centrale.

Il ritorno della democrazia

L'11 agosto del 1944 il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale si insedia in Palazzo Medici Riccardi e ricostituisce la Deputazione provinciale, reintrodotta da un decreto del 4 aprile 1944. Primo presidente è Mario Augusto Martini. La nomina resterà prefettizia fino alle elezioni del 1951.

Nel 1948 la Costituzione ripartisce la Repubblica in Regioni, Province e Comuni. Le Province e i Comuni sono enti autonomi nell'ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni. Si apre una pagina nuova di democrazia e partecipazione.

L'8 marzo 1951 viene approvata la nuova legge per l'elezione dei Consigli provinciali. Il 10 giugno si tengono le elezioni e il 10 luglio il Consiglio elegge presidente Mario Fabiani, il sindaco della Firenze del dopoguerra, che resterà in carica fino al 1962.

stemma provincia

Dalle regioni alla stagione del decentramento

A Fabiani succede Elio Gabbuggiani, che resta in carica fino al 1970, anno in cui la costituzione delle Regioni a statuto ordinario apre una stagione di incertezza sul ruolo e sul futuro delle Province, che si chiude solo con l'approvazione della legge 8 giugno 1990 n 142, che ridisegna i poteri locali stabilendo che la Provincia è ente intermedio fra Comune e Regione, cura gli interessi e promuove lo sviluppo della comunità provinciale, ha autonomia statutaria e finanziaria.

Tre anni dopo la L. 25 marzo 1993 n. 81 introdurrà l'elezione diretta del presidente della Provincia.

Il 27 marzo 1992 viene emanato il decreto legislativo di costituzione della Provincia di Prato, che si staccherà da Firenze nel maggio 1995 con 7 Comuni.

Nel 1997, con legge regionale, viene costituito il Circondario regionale Empolese-Valdelsa, circoscrizione territoriale omogenea di decentramento per l'esercizio di funzioni e servizi di ambito sovracomunale.

È la stagione, anche a livello nazionale, del decentramento e della semplificazione amministrativa, segnata da una serie di importanti provvedimenti legislativi, le cosiddette leggi "Bassanini" con i relativi decreti attuativi, che assegnano progressivamente alle Province nuovi ed importanti compiti in materia di pubblica istruzione, viabilità, trasporti, lavoro, difesa del suolo, ecc. in base al principio di sussidiarietà, poi recepito anche nella Costituzione: le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base degli ulteriori principi di differenziazione ed adeguatezza.

Si succedono in questo periodo alla presidenza dell'ente Luigi Tassinari, Franco Ravà, Renato Righi, Oublesse Conti, Alberto Brasca, Mila Pieralli, Michele Gesualdi.

stemma provincia in uso

Il testo unico e la riforma costituzionale

Del nuovo quadro dà atto il decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, l'attuale Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che stabilisce che la comunità locali, ordinate in Comuni e Province, sono autonome. La Provincia rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.

Nel 2001 la Legge costituzionale n. 3 modifica il Titolo V della Costituzione indicando nelle Province enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni. Si completa il percorso che in 140 anni di storia ha trasformato la Provincia da strumento di decentramento amministrativo dei poteri statali a luogo naturale di partecipazione ed autogoverno della comunità locale.

Con le elezioni del giugno 2004, le prime tenute dopo la riforma costituzionale, diviene presidente Matteo Renzi. È il più giovane amministratore ad assumere questa carica nella storia della Provincia di Firenze.

Notizie storiche tratte dal volume "La Provincia di Firenze e i suoi amministratori dal 1860 a oggi", a cura di Simonetta Merendoni e Giorgio Mugnanini, Leo S. Olschki editore, Firenze 1996

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