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Termovalorizzazione


Non tutti i rifiuti possono essere riciclati e le discariche sono già al livello di saturazione. I termovalorizzatori servono per bruciare i rifiuti che per la loro conformazione non possono essere riciclati. Bruciandoli, il termovalorizzatore è in grado di produrre calore e energia da utilizzare sul territorio. L’attività di un termovalorizzatore è segnata da 4 fasi: ingresso dei rifiuti, combustione, recupero termico, trattamento di fumi e ceneri.

  • Fase 1, ingresso dei rifiuti
    I rifiuti che finiscono nel termovalorizzatore vengono trattati, in modo da estrarne una specie di combustibile triturato che viene spedito nel forno.
  • Fase 2, combustione
    Qui i rifiuti sono bruciati a circa 1000 gradi. Ciò che resta dei rifiuti passa in una camera di post-combustione dove termina il processo vero e proprio.
  • Fase 3, recupero termico
    I fumi che si accumulano in questa camera vengono raccolti nella caldaia, che recupera il loro potere calorico. Le apparecchiature presenti nel termovalorizzatore monitorizzano e tengono sotto controllo 24 ore su 24 lo stato dei fumi emessi. In ogni momento è possibile conoscere esattamente cosa viene immesso in atmosfera.
    Dalla caldaia di un termovalorizzatore escono in primo luogo energia e calore che possono essere recuperati in due modi: trasformati in energia elettrica per il territorio, oppure utilizzati per il teleriscaldamento, un metodo di riscaldamento dell’acqua che poi è convogliata direttamente al riscaldamento delle abitazioni civili o delle industrie della zona.
  • Fase 4, trattamento di fumi e ceneri
    Escono dalla caldaia anche ceneri e fumi, pari circa al 10-15% del rifiuti immessi nell’impianto. Le ceneri vengono inertizzate e spedite in discarica. I fumi vengono invece incanalati in un sistema di filtraggio che li rende innocui, anche perché controllati da un sistema di monitoraggio e controllo attivo 24 ore su 24.

Si parla molto del potere calorico dei rifiuti, e del fatto che conviene più riciclarli invece che bruciarli. Questo è vero per molti, ma non per tutti i rifiuti. Ci sono materiali che non si riescono a recuperare, come i poliaccoppiati, ovvero materiali composti da più plastiche, o come i fanghi di cartiere, gli avanzi cioè di carta riciclata ormai troppe volte, che possono essere utilizzati solo come combustibili.
Nell’ottica di una riduzione della produzione dei rifiuti e del massimo recupero di materiali per riciclarlo, la termovalorizzazione è l’anello conclusivo che consente di non buttare semplicemente ciò che non può essere recuperato ma di impiegarlo per un’ultima, utile fiammata di vita. In totale, la quantità di scorie che rimangono nei nuovi termovalorizzatori si riduce del 30% rispetto a quella emessa dai vecchi inceneritori.

La discarica di Le Borra è in grado di ospitare l’intera quantità di scorie prevista in questi anni di attività del termovalorizzatore. Qui le ceneri avranno tutto il tempo – una ventina d’anni circa – per rientrare nel ciclo biologico.

La termovalorizzazzione è un processo adottato in tutta Europa.
In Germania gli impianti sono 56, in Svizzera 27, in Francia addirittura 84. E ancora, 25 nella piccola e linda Danimarca, 19 in Belgio, 16 in Svezia. I termovalorizzatori sono estremamente diffusi in tutta Europa senza nessun genere di problema. Quello di Vienna è in pieno centro cittadino, ed è perfino bello a vedersi.

 

La storia del termovalorizzatore di Case Passerini

Il punto di partenza è il Decreto Ronchi del 1997. Un testo che stabilisce che tutte le zone del Paese, gli Ato, Ambiti territoriali ottimali, raggruppamenti di più comuni, debbano raggiungere l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti. In pratica ogni territorio – nel nostro caso l'Ato 6 Area Metropolitana fiorentina – dev'essere in grado di smaltire al proprio interno i rifiuti che produce, in modo che ognuno paghi i costi a seconda della quantità di immondizia che produce.

Nel febbraio 2000 il Consiglio provinciale di Firenze adotta il Piano provinciale di gestione dei rifiuti urbani, il testo chiave sulle strategie con cui si vuol far fronte al problema. In questo testo si fa esplicita menzione del termovalorizzatore, oltre a fissare al 55% la quota di rifiuti differenziati entro il 2010. «La scelta della termovalorizzazione – si legge nel testo di presentazione del Piano – consentirà di avere certezza di smaltimento evitando un pesante ed economicamente oneroso ricorso a discariche e utilizzando una fonte rinnovabile per la produzione di energia elettrica e termica». Le discariche, insomma, non sono più sostenibili né a livello ambientale né economico. Per scegliere la localizzazione dell’impianto nel 2001 la Provincia decide di basarsi sulla Vis, la Valutazione d'Impatto Sanitario, uno studio che analizza le problematiche legate alla nascita del termovalorizzatore. La Vis si conclude solo nel 2005: lo studio stabilisce la localizzazione dell’impianto nella zona di Case Passerini. Vengono messe a punto anche le “opere di mitigazione” per azzerare l’impatto ambientale dell’impianto.

La Provincia decide cioè di piantare 24mila alberi nell’area del termovalorizzatore per migliorare la qualità dell’aria e di realizzare opere per migliorare la viabilità. Il Consiglio Provinciale di Firenze approva l’intervento di Case Passerini a fine luglio 2006. Nel gennaio 2007, Regione Toscana, Province di Firenze, Prato Pistoia, Circondario Empolese-Valdelsa e Sindaci dei 12 comuni interessati (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli, Scandicci, Sesto Fiorentino, Pontassieve, Rufina, Greve, Montale, Agliana e Quarrata) siglano un accordo secondo il quale vengono incentivate la riduzione della produzione di rifiuti del 15% rispetto al 2004, ribadita la quota del 55% di raccolta differenziata, stanziati 14 milioni di euro per favorire tali buone pratiche con azioni di varia natura a vantaggio dei cittadini e infine stabilita definitivamente la partenza dei termovalorizzatori (e l’adeguamento dei vecchi impianti), gestiti da un’unica società garante del rispetto delle quote di rifiuti di ogni area.

 

Dati sui rifiuti domestici

I dati sembrano incredibili, ma sono veri. Una famiglia composta da 3 persone quotidianamente produce quasi 6 kg di rifiuti.
Si è preso davvero coscienza del problema della crescente produzione di rifiuti solo dal 1997, anno di entrata in vigore del decreto Ronchi che disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi.
Nonostante le attenzioni crescenti dal 1997 a oggi, la produzione di rifiuti in tutti questi anni è aumentata. Anche nel 2006 si è registrata una continua crescita della quantità di rifiuti prodotti e non una stabilizzazione. Il Piano Industriale della Provincia di Firenze calcola un aumento atteso dei rifiuti prodotti  tra il 2005 e il 2010 di un ulteriore 8,4%.

Dal 1997 a oggi la quantità di rifiuti differenziati è aumentata in provincia di Firenze di circa 4 volte. E’ senz’altro una buona notizia, ma a questo dato non corrisponde una diminuzione dei rifiuti prodotti in totale. I rifiuti urbani indifferenziati sono rimasti costanti: questo vuol dire che nonostante sia aumentata la raccolta differenziata, i rifiuti sono aumentati. La quantità totale di rifiuti, urbani e differenziati, è aumentata in tutto di quasi il 30% passando  da 422.017 a 555.052 t/anno (2006) per i 33 comuni dell’ATO 6.
I rifiuti urbani sono quelli prodotti dalla civile abitazione, dalla pulizia delle strade, dalla manutenzione del verde pubblico oppure ai rifiuti che, pur provenendo da aree adibite a uso diverso dalla civile abitazione, hanno caratteristiche analoghe.

La produzione media procapite dei rifiuti totali, urbani più differenziati, prodotti nell’ATO 6 è passata da 1,44 Kg per abitante al giorno del 1997 a circa 1,89 Kg per abitante al giorno del 2006.

Tabella rifiuti urbani, differenziati e totali in Kg prodotti al giorno

Anno

RDU 

procapite 

KG/DIE

RD 

procapite

KG/DIE

RU+RD 

procapite

KG/DIE

Abitanti

1997

1,261116

0,182383

1,443499

800.978

1998

1,304174

0,211054

1,5152315

795.927

1999

1,3302

0,270953

1,6046378

793.112

2000

1,324458

0,395673

1,720135

797.787

2001

1,284881

0,465514

1,7503984

797.899

2002

1,280125

0,495697

1,7758225

800.964

2003

1,245184

0,534165

1,7793518

800.256

2004

1,26322

0,581896

1,8451197

801.136

2005

1,257243

0,600538

1,8577841

802.746

2006

1,265623

0,624789

1,8904046

804.423

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