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Edifici storici
In questa sezione sono presentati da una ricca descrizione alcuni degli edifici della Provincia di Firenze che hanno avuto un passato architettonico storico e che oggi sono adibiti ad uso scolastico:
- Il Conservatorio di Musica "Luigi Cherubini”- Ex Convento di San Niccolò e l'Accademia di Belle Arti- Ex Spedale di San Matteo,
- L'Istituto d'Arte di Porta Romana- Ex Scuderie Reali alla Pace,
- Il Liceo Ginnasio "Macchiavelli-Capponi"- Palazzo Frescobaldi,
- Il Liceo artistico Alberti- Ex Convento di San Giovannino dei Cavalieri- S. Maria Maddalena (1322/1327); S. Pier Murrone (1327/1551); S. Giovanni Decollato (1551); San Niccolò Vescovo, San Nicola di Bari,
- Il Liceo classico Michelangelo- Ex Convento di S.M. Maddalena dei Pazzi,
- L'Educandato della S.S. Annunziata- Villa del Poggio Imperiale.
- Il Conservatorio di Musica "Luigi Cherubini”- Ex Convento di San Niccolò e l'Accademia di Belle Arti- Ex Spedale di San Matteo
La pianta del Buonsignori illustra in maniera chiaramente leggibile la conformazione tardo cinquecentesca dell’isolato compreso tra via del Cocomero (l’attuale via Ricasoli), Piazza SS. Annunziata , Via del ciliegio e Via Battisti, dominato dai due complessi dello Spedale di San Matteo, sull’angolo di Piazza S. Marco e del Convento di San Niccolò, situato all’estremo opposto della Via del Cocomero.
Sull’area, detta di Cafaggio ed esterna al nucleo urbano fino alla terza cerchia di mura, sorse, agli inizi del trecento il monastero di San Niccolò di Cafaggio. Nel 1385 il banchiere Lemmo Balducci acquistò i terreni e costruì un altro fabbricato all’interno dello stesso isolato. A parte questo intervento, la configurazione architettonica del nuovo Convento di San Niccolò, come quella dell'intero quartiere di S. Marco, sarebbe rimasta sostanzialmente immutata fino alla fine del XVIII secolo quando, per scelta granducale tale settore del nucleo urbano fu interessato da un vasto processo di trasformazione architettonica e funzionale che avrebbe modificato completamente l’aspetto della piazza riunificando, nelle due strutture ospedaliero-conventuali, l’Accademia delle Arti del Disegno, le scuole di insegnamento artistico ed i collegati atelier di artisti disseminati in città.
Il nuovo Istituto dell’Accademia all’interno dello Spedale di San Matteo (soppresso il 24 Marzo 1784) inizia a delinearsi già nel 1783, data di acquisto del complesso trecentesco, ed il processo di riconversione diretto da Gasparo Mattia Paoletti, può definirsi in significativo stato di avanzamento già nel Dicembre 1785. Solo un anno più tardi, invece, lo Scrittoio delle Reali Fabbriche, manifesta l’interesse granducale per l’adiacente Convento di San Niccolò.
L’architetto incaricato del progetto è Bernardo Fallani che redige anche la stima per l’acquisto del fabbricato, verificatosi il 7 maggio 1787.
Le direttive Granducali impongono al Fallani di prevedere due grandi Sale ad uso dell’Accademia che vengono individuate nell’ex refettorio delle monache (ampliato fino a comprendere l’adiacente chiostrina) e nella chiesa di San Niccolò posta sulla Piazza in testa a via del Cocomero.
Contrariamente a quanto accaduto per San Matteo la riconversione funzionale sembra procedere lentamente, si deve attendere il 1796 per riattribuire un uso al contenitore al cui interno di insedia l’Opificio delle Pietre Dure.
La nuova logica distributiva prevede i laboratori a confine con le strutture di San Matteo, i magazzini delle pietre all’interno del Refettorio storico, una Galleria in luogo del loggiato del chiostro e l’abitazione del custode intorno alla nuova scala, nel nucleo prospettante su via del Ciliegio (l’attuale via degli Alfani).
Alla fine del secolo l’insegnamento artistico cittadino può dirsi concentrato nel vasto insediamento specialistico voluto dal Granduca. Le vicende dell’ex convento di San Niccolò risultano comunque legate a quelle dell’Accademia. Questa, tra alterne vicende, giunge in epoca napoleonica ad un cospicuo ampliamento delle sezioni didattiche.
Il regesto dei restauri progettati ed eseguiti da Giuseppe del Rosso (curato da Maria di Benedetto) riporta nel 1802 ristrutturazioni per ubicarvi l’Accademia dei Georgofili nell’ex Convento di San Niccolò.
Nel 1811 viene istituito il nuovo Istituto di Musica, per cui viene individuata l’ulteriore sede dell’ex convento di Santa Caterina in Piazza San Marco. Quando questo, nel 1852, viene destinato ad altro uso si apre l’esigenza di riordinare le fabbriche di San Matteo e San Niccolò per consentire l’assorbimento delle nuove sezioni. Nell’ex convento si prevede l’insediamento dell’istituto di Musica, Declamazione ed Arte Teatrale ed il contestuale trasferimento dell’Opificio delle Pietre Dure nell’adiacente sede di Via Alfani.
Nel 1857 all’Opificio risulta assegnata la nuova sede mentre con l’insediamento del nuovo istituto di Musica all’interno della fabbrica di San Niccolò si inaugura il connubio funzionale pervenuto fino ai giorni nostri.
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- L'Istituto d'Arte di Porta Romana- Ex Scuderie Reali alla Pace
L’oratorio delle Monache di S.Felicita, distrutto durante l’assedio del 1530 è riportato dalla storiografia più recente come il primo insediamento nel sito oggi occupato dall’Istituto d'Arte. Al suo posto venne edificata la Chiesa di S. Maria della Neve consacrata nel 1573 e dedicata a S.Maria della Pace.
L’organismo ecclesiastico fu ceduto nel 1616 ai monaci di S.Bernardo della congregazione Foliacense di Francia.
La fabbrica attuale venne edificata in concomitanza con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, in occasione del quale si rese necessaria la realizzazione di un nuovo complesso di scuderie in sostituzione di quelle esistenti in San Marco.
L’architettura delle Scuderie, edificio principale del complesso di Porta Romana, è attribuita a Fabio Nuti. L’adiacente fabbricato della Pagliere lo si deve invece al Barberis. Vittorio Romanelli ed Antonio Rambaldi realizzano invece, nel 1873, il cancello di ingresso alle Scuderie.
La realizzazione del complesso ebbe inizio nel 1866 e si protrasse per circa tre anni: nel 1869 risulta completata anche la sistemazione del giardino circostante. A partire da tale data si apre un silenzio documentario che si interrompe solo in occasione del passaggio delle “R.R. Scuderie della Pace” in uso al Ministero della Pubblica Istruzione avvenuto nel 1922.
La scuola per le arti decorative e industriali costitutiva la prima esperienza fiorentina all’interno di un filone disciplinare impegnato a diffondere in Italia l’insegnamento e la pratica di quelle arti applicate che stavano investendo con successo la cultura ed i mercati di tutta Europa, ponendosi con questo in deciso antagonismo con l’insegnamento delle discipline “pure” e quindi con gli organismi delle Accademie, allora depositari assoluti della produzione artistica cittadina e nazionale. In questo contesto culturale si inaugurava, il 4 gennaio 1869, la Scuola d’Intagliatori in legno, Ebanisti e Legnajuoli. Lo stesso anno fu fondata a Firenze una nuova scuola professionale: la Scuola Preparatoria di intaglio e di altri Arti Applicate. Questa dieci anni più tardi, nell’ottobre ’78, avrebbe dato vita, trasferita in alcuni locali all’interno dell’ex convento di S. Croce, alla Scuola Professionale di Intaglio e di altre Arti, la stessa che, all’interno delle Scuderie di Porta Romana, costituiva agli inizi del secolo il R.Istituto d’Arte.
Il trasferimento nell’edificio di Porta Romana rende merito al successo della Scuola, ne valorizza profondamente le già note peculiarità, offrendo volumi per laboratori ed aule che ripropongono anche spazialmente quel modello della bottega rinascimentale cui si ispira il corpo dirigente e connotando, infine, il contenitore architettonico con una funzione finalmente forte che, a fronte della breve vicenda delle Scuderie, è considerabile l’esperienza funzionale più rilevante dal punto di vista storico ed artistico.
L’intervento di riconversione del complesso architettonico dalla funzione originaria al nuovo uso scolastico venne finanziato con 550.000 lire dal Comune di Firenze e progettato dall’architetto Enrico Lusini, futuro direttore della scuola e professionista di spicco nell’ambiente artistico fiorentino del primo novecento, coadiuvato dal Regio Commissario Mario Salvini, direttore dell’istituto d’arte di Venezia e figura di rilievo nel dibattito nazionale sull'istruzione artistica, chiamato, all’indomani del primo conflitto bellico, alla programmazione ed alla gestione del nuovo istituto di Porta Romana.
In occasione dell’insediamento della comunità scolastica la fabbrica subì un inevitabile intervento di ridisegno degli spazi interni. I grandi ambienti delle Scuderie furono semplicemente integrati dalla realizzazione dei servizi necessari all’insediamento di un organismo scolastico e progressivamente frazionati man mano che cresceva l’esigenza di spazi all’interno dell’istituto.
Il 1° novembre 1924, alla presenza di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena di Savoia veniva inaugurata la nuova sede del R.° Istituto d’Arte di Porta Romana.
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- Il Liceo Ginnasio "Macchiavelli-Capponi"- Palazzo Frescobaldi
L’edificio oggi sede del Liceo Ginnasio "Macchiavelli-Capponi" era, nel suo nucleo più antico, una delle case della famiglia Frescobaldi. I Fresco di Baldo, di alto lignaggio, avevano molti possedimenti nella zona che si estende tra gli attuali Borgo S.Spirito e Borgo S.Jacopo. Si può considerare questo territorio come una sorta di feudo sul quale i Frescobaldi esercitavano i loro poteri.
Nel cuore di questi possedimenti essi costruirono le loro case tra le quali le più antiche e più importanti sorsero nella parte a levante della piazza che oggi prende il suo nome.
Il Palazzo Frescobaldi, edificato intorno al 1200, era inizialmente ornato da merli: uno stemma di notevoli dimensioni, che riproduceva le insegne della Casata era posto sulla facciata principale. Il primo proprietario fu Ludovico di Giramonte dei Fresco di Baldo.
Molti importanti personaggi hanno dimorato nelle stanze del Palazzo. Lo storico Villani ricorda che vi alloggiarono Carlo D’Angiò, re di Napoli, e nel 1301 Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, re di Francia.
Diverse furono le distruzioni subite dall’edificio. Nel 1343, durante alcune sommosse popolari il palazzo venne bruciato. Ricostruito con grande magnificenza soffrì un'ulteriore distruzione, anche se parziale, intorno al 1500.
Nel corso dei secoli l’architettura originaria subì varie modifiche. La volumetria crebbe, adattandosi alle nuove esigenze in quanto, dal 1542 al 1572, l’edificio fu occupato dai monaci Osservanti Francescani. A questi sostituirono i Padri Scopetini fuggiti dal loro monastero di San Donato distrutto durante un assedio dalle truppe di Carlo V. I Padri acquistarono Palazzo Frescobaldi collegandolo alla canonica della vecchia chiesa confinante, trasformata in convento già dal 1182, che venne anche ampliata. Alcune delle pietre ornamentali del loro originari convento furono usate per edificare il portico della chiesa di San Jacopo, situata nella omonima via.
Furono sempre gli Scopetini che, nel 1640, ampliarono il complesso, che ormai si spingeva fino alle rive dell’Arno, affidandone i lavori a Bernardino Raddi. Questi disegnò nobili appartamenti ed un chiostro ornato di pilastri dorici in pietra serena. Anche le finestre del fronte che si affaccia sull’Arno, come la splendida facciata barocca sono attribuite al suo intervento.
Nel 1703 ai Padri Scopetini si sostituirono i Padri Missionari, detti anche “Barbetti” per la foggia delle loro barbe, e “Cuculi” per aver occupato il nido degli Scopetini.
Avendo ulteriori esigenze di spazio i Missionari fecero fabbricare un altro piano, grazie al quale l’intero complesso monastico arrivò ad erigersi al di sopra delle navate della chiesa di San Jacopo, soffocando completamente il volume della stessa.
Durante l’epoca napoleonica l’Ordine fu soppresso ed il palazzo fu occupato dal Consiglio di Guerra. Nel 1816, ripristinata la Congregazione dei Missionari, i monaci tornarono nel loro edificio.
Nel 1866, quando la capitale d’Italia venne momentaneamente trasferita a Firenze da Torino, il palazzo venne destinato a sede del Ministero della Marina. In quella occasione al suo interno vennero ricavati anche gli appartamenti del Ministro. Ai Padri Missionari rimase solo una piccola porzione dell’edificio. Si ha notizia della loro presenza anche nel 1924. Abbandonarono definitivamente questa sede quando venne loro assegnata la piccola chiesa di San Giuseppe in Via Santa Caterina.
Agli inizi del 1900 il palazzo venne destinato ad uso scolastico con il “Reale Istituto Superiore di Magistero Fiorentino”, Nel 1924 la scuola venne intitolata alla memoria di Gino Capponi.
L’elemento architettonico più rilevante è sicuramente la splendida facciata barocca commissionata a Bernardino Raddi dai Padri Scopetini nel XVII secolo. Il portale di ingresso porta l’effige in marmo del Salvatore posta al centro di un ingegnoso ornamento che riproduce due rami di rovere ( emblema dei Duchi di Urbino ) con incise le palle dei Medici. Ai lati del portale sono quattro busti marmorei raffiguranti i Granduchi Francesco I, Cosimo II e Ferdinando I, opera di Antonio Novelli, e quello di Cosimo III fatto dal Marcelloni: Le effigi furono commissionate dai Padri Missionari, chiamati a Firenze, proprio da Cosimo III.
Una nota particolare meritano gli affreschi che ornano la sala al piano terra del complesso conventuale, raffiguranti la “pesca miracolosa” e la “lavanda dei piedi”. Le opere, di pregevole fattura e di notevoli dimensioni, sono stato attribuite al pittore Antonio Puglieschi e riconducibili al primo quarto del 1700.
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- Il Liceo artistico Alberti- Ex Convento di San Giovannino dei Cavalieri- S. Maria Maddalena (1322/1327); S. Pier Murrone (1327/1551); S. Giovanni Decollato (1551); San Niccolò Vescovo, San Nicola di Bari
L'edificio che oggi ospita il Liceo artistico statale Leon Battista Alberti è stato un monastero dalla lunga e travagliata storia, così come la Chiesa, segnata da una grande Croce dei Cavalieri di Malta, al suo fianco. La storia del monastero e della chiesa è fra le più tormentate, forse non c’è a Firenze un altro edificio sacro che abbia mutato tante volte destinazione e nome.
La Chiesa nacque nel Trecento come oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena con l'aggiunta di un ospizio per “ragazze ravvedute” nel 1329 circa. Al loro posto vennero ben presto i fratelli detti Celestini che costruirono tre navate e un campanile in stile gotico. La Chiesa ed il Convento vennero ristrutturati ed ingranditi con l’annessione dello Spedale di San Giovanni Decollato nel 1552, successivamente dedicati a San Nicola di Bari, fino al 1557 quando i Celestini vennero trasferiti in San Michele Visdomini e nel monastero furono immesse le Cavalieresse Gerosolimitane – ordine femminile dell’allora potente Ordine dei Cavalieri di Malta – che provvedono al completamento della facciata della Chiesa.
La sua pianta è originale perché le tre navate sono precedute da un grande vestibolo dove i Priori dell’Ordine tenevano arredi e documenti. Negli anni successivi (primi decenni del Seicento) si operano importanti trasformazioni all’edificio, volte ad adeguare la struttura architettonica della chiesa alle nuove esigenze dell’Ordine.
Le monache cavalieresse, che dal primo impegno ospedaliero si dedicano poi all’accoglienza delle fanciulle dell’aristocrazie fiorentina. Fra le numerose ragazze della nobiltà accolte è da ricordare Lucrezia de’ Pazzi, meglio conosciuta come Santa Maria Maddalena de’ Pazzi.
Nel 1808, a seguito dell’annessione della Toscana alla Francia – durante il regno di Napoleone – vengono soppresse tutte le congregazioni e le confraternite ed eccettuate quelle ospedaliere. Così anche la Chiesa di San Giovannino dei Cavalieri viene chiusa al culto, mentre le celebrazioni continuano ma vengono spostate nella foresteria (ricavata dalla chiusura della navata di destra). Nel 1818 la Chiesa diviene parrocchia ed il Convento viene ceduto in parte alla Pia Casa dei Catecumeni. L’altra parte dell’edificio, compreso il grande chiostro ed il porticato, venne adibito a Scuola Statale nel 1870 circa – in forza delle stesse leggi emanate in quegli stessi anni a Torino.
Nella metà del 1906 si delibera che i locali dell’ex Convento vengano adeguati alle norme allora vigenti per permettere la collocazione di aule e laboratori nel suddetto fabbricato e finalmente nel settembre dello stesso anno i lavori vengono approvati.
Durante il periodo della Prima Guerra Mondiale (1915-1918) la Chiesa venne quindi usata come magazzino militare, e vi furono trafugate molte opere d’arte.
Nel Febbraio del 1925 la scuola minaccia gravi danni dovuti a forti piogge che rischiano di far cedere le strutture, finché nel Maggio del 1925 la facciata esposta a Sud ed aggettante sul cortile interno comincia a scrostarsi e le finestre a cedere, la cupola a vetri dell’aula ad Ottagono filtra acqua durante le piogge e, ad aggravare la situazione, vi sono ritardi nell’adeguamento dei locali ad uso scolastico.
L’8 Dicembre 1925, dopo aver fatto eseguire i necessari restauri, la Chiesa è stata riaperta al culto, e nel 1939 ricostituita finalmente Parrocchia dal Cardinale Elia della Costa.
Ma i problemi alla struttura dello stabile non sono risolti e nel Marzo del 1926 si deve provvedere al consolidamento dei solai che minacciano di crollare.
Attualmente il complesso è di proprietà del Comune di Firenze.
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- Il Liceo classico Michelangelo- Ex Convento di S.M. Maddalena dei Pazzi
Le prime fonti documentarie sul complesso architettonico risalgono al XIII secolo: una casa con terreno e vigna risultano acquistate nel 1256 per edificare un convento di religiose menzionate come "dominae repentutae" (donne repentite). Il Monastero benedettino delle donne di penitenza o di S.Maria delle Convertite, nato per ospitare le cortigiane “pentite”, comprendeva lo Spedale dei Pinti. Nel 1320, il Monastero viene messo a disposizione delle suore agostiniane di S.Luca a Montisoni, originariamente insediate all’Antella ma costrette a trovare un riparo all’interno della cerchia muraria per difendersi dalle ripetute incursioni. Nel trasferimento il convento perse il toponimo di S.Maria delle Convertite per quello di Convento di Cestello, che godette nel secondo Quattrocento della protezione di parenti (Lorenzo Tornabuoni) e amici (Dionisio Pucci) dei Medici.
Il secolo successivo fu denunciata la "promiscuità” del convento con il tessuto urbano circostante (tale da compromettere la clausura delle religiose) e nel 1442 le monache vengono trasferite e il monastero consegnato ai monaci cistercensi della Badia di Settimo che rimarranno nel complesso fino al 1628. Fino alla seconda metà del XV secolo la struttura architettonica è a pianta rettangolare con facciata principale dominata da un portone centrale e soprastante rosone circolare ed apparecchi murari perimetrali scanditi da finestre ogivali (le stesse, molto probabilmente che sono ancor oggi rilevabili, accecate, sulla parete sud dell’aula Magna del Liceo Classico Michelangiolo); un cortile antistante il corpo di fabbrica della chiesa circondato da muri, almeno due chiostri con archi sul lato nord della chiesa, di cui uno frazionato da un muro centrale ed un campanile sull’angolo nord-est.
I primi interventi sono dedicati alla ristrutturazione della chiesa: la riparazione e sopraelevazione del tetto; la realizzazione della cappella maggiore (distrutta nel secolo XVII) tra il 1481 ed il 1484; l’aggiunta delle dodici cappelle laterali (1488-1500); la trasformazione del cortile antistante la chiesa nel porticato; l’aggiunta del coro retrostante la Cappella Maggiore a partire dal 1498.
Nel 1495 è murato il refettorio che nel 1503 è decorato con un famoso affresco. Il dormitorio è stato invece demolito nel XIX sec e posto sopra il refettorio sul lato nord del chiostro. Sul lato est del chiostro interno si trovavano Sagrestia e Sala Capitolare. Completano il complesso la Foresteria, un piccolo chiostro di origine medioevale, orti ed alcuni ambienti di servizio edificati nel tempo con le donazioni, quali “l’armarium” (la libreria) o spazi funzionali alla vita della comunità religiosa quali la stalla, la cucina ed il forno.
Nel 1628 per interessamento di papa Urbano VIII e della famiglia Barberini e nonostante la decisa opposizione dei cistercensi è deciso l’insediamento nel convento delle suore carmelitane. Per il complesso architettonico, inadeguato alla nuova comunità religiosa, si apre una nuova stagione di ristrutturazione integralmente finanziata dal pontefice. Nel convento viene trasportato il corpo della suora carmelitana Beata Maria Maddalena dè Pazzi da cui prenderà il nome attuale ed a cui si dedica la realizzazione dell’oratorio della Beata nell’ex sagrestia cistercense, corrispondente all’attuale ambiente di ingresso alla palestra, ancor oggi segnato da una apertura murata sottolineata da un arco ribassato che costituisce memoria del sacello seicentesco.
Le monache provvedono a murare le ali nord, sud ed ovest del porticato antistante la chiesa ed eseguono con molta probabilità l’ampliamento del coro cistercense e individuano una nuova sala capitolare, adiacente al coro suddetto nell’ambiente attualmente adibito a palestra.
Il corpo di fabbrica della chiesa nel 1667 viene modificato con l’occultamento della copertura cistercense della navata centrale, il soffitto piano realizzato sarà in seguito affrescato da Jacopo Chiavistelli e con la realizzazione della cupola (affrescata nel secolo successivo da Piero Dandini) e del lanternino tra il 1669 ed il 1685. Nello stesso periodo si progetta il trasferimento delle spoglie della beata nella cappella maggiore di cui, per l’occasione, viene ridisegnato l’arredo interno dandone incarico nel 1675 a Ciro Ferri, il quale provvederà a rivestire le pareti laterali di marmi di vario colore.
Sul secolo successivo si cala un silenzio documentario; certo è che tra la consistenza del convento cistercense e quella ottocentesca immediatamente precedente l’apertura di via della Colonna si intuisce un deciso ampliamento.
Il trasferimento della capitale del Regno a Firenze, 1864, e la soppressione dei conventi, 1866, segnano irreversibilmente le vicende architettoniche del complesso: adattamenti sommari delle strutture conventuali o, come nel caso di S. M. Maddalena dei Pazzi, pesanti demolizioni per i lavori di riordino urbanistico della città. Con contratto di espropriazione del 14 maggio 1866 si provvede difatti a deliberare la realizzazione di un nuovo quartiere cittadino sul luogo detto la Mattonaia. La legge 7 Luglio 1866 sulla soppressione delle corporazioni religiose autorizza di fatto l’occupazione del convento. La prima parte ad essere ceduta al Comune di Firenze è quella posta sulla sinistra della nuova via della Colonna (corrispondente all’attuale nucleo del Duca d’Aosta) mentre nel 1888, viene autorizzata prima l’occupazione di alcuni locali per uso di caserma e infine l’insediamento della Scuola Normale Sperimentale Maschile e la Scuola Tecnica P. Toscanelli. I locali occupati, dopo soli sette anni, diverranno il primo nucleo dall’Istituito Regio Liceo Michelangelo.
Gliinterventi necessari alle nuove funzioni insediate sono: realizzazione di tutti i pavimenti con mezzane dell’impruneta arrotate e squadrate di crudo; il coro carmelitano viene parzialmente adibito a palestra; gran parte degli affreschi sono staccati e trasferiti in luoghi diversi.
Nel 1950 è approvato il progetto per l’appalto dei lavori di restauro al fabbricato sede del Liceo Ginnasio Michelangiolo procedendo mediante licitazione privata.
- L'Educandato della S.S. Annunziata- Villa del Poggio Imperiale
La villa mediceo lorenese del Poggio Imperiale è situata ad un chilometro da Porta Romana e domina da un lato la vallata dell’Ema e dall’altro tutta la città di Firenze, posizione ideale per una residenza estiva trovandosi in campagna ma assai prossima alla città.
La villa sorgeva già come “casa da signore” nel 1427, quando per la prima volta fu denunciata al catasto fiorentino. A quei tempi alla “casa” risultano annessi tre poderi nel popolo di S. Felice a Ema. Fino al 1487 rimase di proprietà dei Baroncelli che, debitori dei Pandolfini a loro la cedettero in quell’anno.
Durante l’assedio di Firenze del 1530 divenne il quartier generale delle truppe assedianti.
Il 5 gennaio 1548 Piero Salvati acquistava per 1800 fiorini d‘oro il fortilizio da Filippo Pandolfini. Poiché l’esercito imperiale aveva fortemente devastato la casa, il nuovo proprietario spese una somma assai considerevole per trasformarla in una delle più amene e confortevoli ville della campagna fiorentina. Data l’ostilità tra famiglia dei Salvati e quella dei Medici, Cosimo I potè confiscare, insieme ad altri beni, anche la casa Baroncelli nel 1564.
Cosimo I regalò alla figlia prediletta, Isabella de’ Medici, ed al marito duca di Bracciano la villa con i tre poderi. Morta Isabella l’edificio rimase al marito ed al primogenito Don Virginio Orsini. Fu degli Orsini con i poderi Baroncelli fino al 1618, in quell’anno infatti l’acquistò l’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II. Successivamente, ella acquistò terreni nei dintorni della villa, fece costruire il viale fino a Porta S. Pier Gattolini (oggi Porta Romana) e iniziò un programma ambizioso di abbellimenti e ristrutturazione.
Nel 1622 fu bandito un concorso per il progetto di ampliamento della villa, che fu vinto da Giulio Parigi, al tempo impegnato anche nella ristrutturazione di Palazzo Pitti; mentre al pittore Matteo Rosselli fu affidato il ciclo degli affreschi. Il restauro e l’ampliamento del complesso fu concluso nel 1624, anno a partire dal quale, per volere di Maria Maddalena d’Austria, la villa si chiamò Poggio Imperiale.
Quando nel 1631 morì Maria Maddalena d’Austria, il figlio Ferdinando II si appropriò della villa e, nel 1659, sua moglie Vittoria delle Rovere, ne acquistò tutto il podere. La nuova granduchessa Vittoria continuò il programma di abbellimento e ristrutturazione dell’edificio iniziato dalla suocera Maria Maddalena.
Dopo la sua morte nel 1694, la proprietà passò al figlio Cosimo III che insieme a Gian Gastone non portò alcun cambiamento di rilievo artistico alla villa. Alla morte di Gian Gastone nel 1737, il governo toscano passò a Francesco Stefano di Lorena insieme alla moglie Maria Teresa. In questi anni la villa conobbe un periodo di decadenza e di degrado architettonico.
La venuta a Firenze nel 1795 del giovane Pietro Leopoldo di Lorena con la consorte Maria Luisa segnò una ripresa nel campo edilizio di tutta l’architettura fiorentina ed in particolare della villa del Poggio Imperiale.
La nuova ristrutturazione degli ambienti furono portati a termine tra il 1766 ed il 1783. Il progetto della villa rimase quello del Parigi fino alla trasformazione ottocentesca e dichiaratamente neoclassica di Pasquale Poccianti.
Nel 1803 con l’arrivo di Maria Luisa di Borbone a Firenze ripresero i lavori della villa, affidati a Poccianti.
Con la nuova regina d’Etruria, Elisa sorella di Napoleone, furono portati a termine i lavori della facciata principale con la creazione di una delle più belle stanze dell’edificio: il prestilio. In questo stesso periodo fu realizzata la cappella neoclassica decorata da un ciclo di stucchi dei maestri del tempo.
Con la restaurazione di Ferdinando III nel 1814, il Cancialli portò a termine i lavori precedentemente iniziati.
Nessuna notizia di rilievo si ha poi per l’edificio della villa fino al 1855, anno in cui rimase disabitata fino a quando, nel 1864, per volontà del re Vittorio Emanuele, divenne sede del Collegio della SS. Annunziata.
