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Sasso di Castro Montebeni

L'ANPIL di Sasso di Castro - Montebeni si trova a cavallo dell'alta valle del Fiume Santerno e del Torrente Savena, nel comune di Firenzuola. La stessa zona è anche sito di importanza regionale (SIR n. 36) e al suo interno è inclusa l'Oasi di Protezione di Covigliaio (623 ettari). L'area protetta del Sasso di Castro - Montebeni si estende per 799 ettari. E' delimitata a Nord dalla strada comunale di Cà di Barba, ad Est della Strada Regionale n. 65 del Passo della Futa; a Sud dalla stessa Strada Regionale n. 65 e dall'abitato della Selva e ad Ovest si estende nei pressi di Poggio Savena.

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Importante: per scaricare il file GPS bisogna cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare l'opzione "salva oggetto con nome" o "salva link con nome". Successivamente il file sarà utilizzabile sul proprio dispositivo.





SENTIERI

CARATTERISTICHE DELL'AREA

Comuni interessati Firenzuola
Descrizione delle caratteristiche naturalistiche-ambientali

Il complesso montuoso Sasso di Castro-Monte Beni è caratterizzato dalla presenza di affioramenti ofiolitici denominati "le serpentine", che nell'alto bacino del torrente Savena formano un luogo di grande interesse naturalistico. Gli affioramenti sono collocati all'interno di una stupenda cornice di boschi di latifoglie e parcelle di conifere. All'interno dell'area si trova la vecchia cava di Montebeni, oggi dismessa, che può divenire un'occasione di riqualificazione ambientale. Infatti questo territorio è da tempo sfruttato dal punto di vista estrattivo e innumerevoli sono le cave qui presenti.

Sui versanti erosi del Sasso di Castro e del Monte Beni si sviluppano interessanti formazioni erbacee ed arbustive che hanno affinità con questo tipo di substrato roccioso, con specie di flora rare o endemiche. Il resto del territorio è coperto da prati e pascoli spesso abbandonati e coperti da arbusteti, e da bosco a dominanza di latifoglie e conifere. Alle faggete dei versanti settentrionali ed occidentali del Sasso di Castro e di Monte Beni si contrappongono i densi rimboschimenti dei versanti orientali a prevalenza di abete americano e abete bianco.

 

Tra le emergenze faunistiche sono da segnalare le popolazioni di specie ornitiche rupicole e legate alle praterie montane, i popolamenti di Anfibi legati alla permanenza di un buon sistema di pozze per il bestiame, e il lupo, la cui presenza è legata anche alla ricca presenza di ungulati, ed in particolare del muflone. L'area protetta è stata istituita per preservare sia le rare specie di flora che la popolazione del muflone.

Descrizione delle caratteristiche storico- territoriali

L'area protetta del Sasso di Castro - Monte Beni si estende per 799 ettari. E' delimitata a Nord dall'abitato di Pietramala, ad est a valle della Strada statale n. 65 della Futa; a sud include il paese di Selva e ad Ovest si estende oltre Poggio Savena. 

Nell'area protetta il crinale è formato dalle sommità del Sasso di Castro (1276 m s.l.m.) del Monte Rosso, del Monte Freddi (1275 m s.l.m.) e del Monte Beni (1263 m s.l.m.). 

Gli agroecosistemi e le aree di pascolo a Covigliaio costituiscono una testimonianza delle passate attività agro-pastorali montane, oggi in parte ridotte (densi arbusteti si localizzano nelle aree abbandonate).

 

Dall'epoca romana ad oggi la zona in cui di trova l'area protetta è sempre stata utilizzata per il passaggio tra Firenze e Bologna, anche se su percorsi leggermente diversi.

Nelle vicinanze dell'area protetta passava l'antica Via Flaminia Militare (o via Flaminia minor), costruita dal console Gaio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) ed Arretium (Arezzo). La costruzione della strada fu contemporanea a quella della via Emilia voluta da Marco Emilio Lepido: il suo scopo era quello di istituire una rete stradale (insieme alla via Emilia) per permettere veloci collegamenti con Ariminum (Rimini) e Arretium (Arezzo), rendere sicuri e stabili i territori emiliani e romagnoli dopo la loro conquista ai danni dei Celti, ed inoltre controllare la dorsale appenninica occupata dalle tribù liguri.

Contrariamente alla via Emilia, la Flaminia militare perdette progressivamente importanza per il consolidarsi della presenza romana nei territori emiliani e con l'affermarsi di Florentia su Arretium nel versante toscano, venendo meno la sua utilità militare.

La Via Flaminia Militare fu ritrovata nel 1979 grazie all'impegno di due archeologi dilettanti, Cesare Agostini e Franco Santi, originari di Castel dell'AlpeDa allora sono stati rinvenuti complessivamente circa 11 km del tracciato originario, ed altre strutture usate dai romani per la costruzione della strada (cave di pietra, fornaci). Un apposito percorso consente di visitare tutti i siti archeologici della Via Flaminia militare.

Nel medioevo Firenze catturò l'asse principale delle comunicazioni con la Val Padana imponendo come percorso transappenninico una delle strade che la collegavano con Bologna. 

Si trattava di una via che originariamente serviva per raggiungere l'alta valle del Santerno e che solo in seguito venne prolungata sino a Bologna. Oltre San Piero a Sieve, la strada raggiungeva la pieve di Sant'Agata e successivamente quella di Cornacchiaia, utilizzando il valico mugellano detto dell'Osteria Bruciata, per poi proseguire verso Pietramala. Questo percorso transitava attraverso il feudo degli Ubaldini, e fu per i contrasti tra gli Ubaldini e il comune di Firenze che nel 1367 quest'ultimo decise di modificare il percorso passando dal passo del Giogo. Dal Giogo si scendeva a Firenzuola passando da Rifredo, per risalire verso "Le Valli" a Pietramala e quindi lasciarsi alle spalle la valle del Santerno appena oltrepassata la Raticosa.

Il nuovo collegamento viario diventò il grande collettore dei transiti tra l'Italia settentrionale e quella centrale, sempre più usata dai mercanti, dai viaggiatori e, in particolare, dai pellegrini che si recavano a Roma. Questi ultimi, specie coloro che giungevano in Italia provenendo dai paesi dell'Europa centrale, attraversate le Alpi e giunti nella pianura padana, si immettevano nella via Emilia, procedendo sino a Bologna, dove prendevano la strada per Firenze. 

Utilizzando poi le vie che, a sud, servivano a raccordare la città sull'Arno alla Francigena (la strada Sanese e la via Romana) i pellegrini romei si ricollegavano, rispettivamente a Siena e a Poggibonsi, all'antico percorso per Roma.

La via che univa Firenze a Bologna costituì anche il percorso usato dai pellegrini fiorentini per recarsi a Santiago de Compostela e Gerusalemme. Nel primo caso da Bologna, mediante la via Emilia, si raggiungeva Borgo San Donnino per immettersi nella Via Francigena. Chi si recava invece in Terrasanta passava da Bologna per raggiungere Venezia, città divenuta dal Trecento il normale punto d'imbarco per Gerusalemme.

Questo percorso per Bologna rimase immutato per quattro secoli. Quando il Granducato di Toscana passò ai Lorena venne deciso di ampliare e rendere carrozzabile il collegamento tra Firenze e Bologna. Il nuovo percorso nell'ultimo tratto nel territorio del Granducato passava dal valico della Futa, costeggiava il Sasso di Castro attraversando Traversa e Covigliaio, per poi girare attorno a Monte Beni e raggiungere Pietramala; da qui proseguiva per le Filigare, dogana oltre cui si entrava nello Stato Pontificio. Questo percorso è mappato nella "Guida per viaggiar la Toscana" del XVIII secolo.

Lo stesso itinerario venne utilizzato anche da Garibaldi in due occasioni: nel 1848, quando ottanta uomini venuti dal Sudamerica (Montevideo) s'incontrarono con lui a Firenze per poi andare a combattere nella Guerra in Lombardia, e successivamente nel 1849, quando dopo la fine della Repubblica Romana Garibaldi fuggì attraversando gli appennini fino in Maremma.

La viabilità per Bologna rimase immutata fino alla costruzione dell'autostrada A1 Milano-Napoli (Autostrada del Sole); l'apertura del tratto da Bologna a Firenze avvenne il 3 dicembre 1960. 

 

Negli anni '90 un gruppo di appassionati bolognesi tracciò un itinerario, la "Via degli Dei" che porta da Bologna a Firenze con un percorso principalmente di crinale che nel tratto da Bologna al Passo della Futa ripercorre alcune parti della via Flaminia militare e del percorso medioevale. La "Via degli Dei" è stata così denominata perché attraversa montagne che hanno nomi derivati da divinità romane.

Geologia

Dal punto di vista geologico l'area protetta è situata in una zona molto complessa. Per comprendere come si sono formati i suoi rilievi è necessario risalire addirittura al Giurassico (150 milioni di anni fa), quando la parte emersa della superficie terrestre era divisa in due supercontinenti, la Laurasia a nord sulla placca euroasiatica ed il Gondwana a sud sulla placca africana. I due continenti erano separati da un oceano a cui è stato dato il nome di Tetide. La Tetide includeva la zona dove si trovano attualmente la Liguria ed il Piemonte, detta Oceano Ligure-Piemontese.

Nel Cretaceo Superiore (100 milioni di anni fa) le placche tettoniche dei due continenti iniziarono ad avvicinarsi. L'oceano Tetide iniziò progressivamente a chiudersi e con lui l'oceano ligure-piemontese. Dalla placca africana si staccò una microplacca di crosta continentale, detta microplacca adriatica, che venne sospinta verso la placca europea dal movimento della placca africana. 

A causa delle forze di compressione dovute all'avvicinamento dei due continenti, le rocce del fondale dell'oceano ligure-piemontese furono spinte ad incunearsi al di sotto della placca europea, sprofondando; questo movimento, detto di subduzione, provocò la chiusura totale dell'oceano nel Miocene. A causa del protrarsi del movimento della placca africana verso quella europea, dopo la chiusura dell'oceano la crosta continentale della microplacca adriatica entrò in contatto diretto con la crosta continentale europea (Eocene medio, circa 40 milioni di anni fa). Ma la crosta continentale ha una densità nettamente inferiore a quella della crosta oceanica e del mantello, per cui la crosta continentale della microplacca adriatica che era stata spinta al di sotto della crosta continentale europea risalì verso l'alto trasportando con sé anche alcune parti della crosta oceanica. Questi pezzi di crosta oceanica, deformati e metamorfosati (ossia trasformati) dal calore e dalla pressione a cui erano stati sottoposti durante la subduzione, prendono il nome di ofioliti. 

Con il sollevamento della placca adriatica ebbe inizio l'orogenesi alpina, tuttora in corso.

Gli Appennini si sono formati più tardi, all'inizio del Neogene (circa 20 milioni di anni fa) quando la placca africana iniziò ad incunearsi sotto la microplacca adriatica. Gli Appennini si sono formati lungo la linea di subduzione, con caratteristiche diverse nei due versanti della catena. Le rocce che affiorano nell'area protetta e nei suoi dintorni ci raccontano varie parti di questa lunga e complessa storia. Nella conca di Firenzuola, delimitata dal crinale appenninico principale, affiorano sia rocce formate durante l'orogenesi appenninica, che ofioliti risalenti alla chiusura dell'antico oceano ligure-piemontese.

Durante l'orogenesi appenninica, il bacino marino profondo prospiciente la catena appenninica si è riempito con i sedimenti originati dall'erosione dei rilievi appenninici stessi, spesso depositati da frane sottomarine, dando origine a una associazione di litologie eterogenee con predominanza argilloso-scistosa, denominata appunto Complesso Caotico - Molange di Firenzuola. Il Sasso di Castro ed il Monte Beni formano nel loro insieme una massa di ofioliti di grandi dimensioni, caduta anch'essa in questo bacino durante il movimento di sollevamento della catena appenninica. La massa ofiolitica è rimasta inglobata nei materiali prevalentemente argillosi provenienti dalla erosione delle montagne stesse, poi divenuta roccia e denominata "Argilliti a Palombini".

Il paesaggio dell'area protetta e delle zone circostanti è caratterizzato dal contrasto tra i rilievi aspri ed isolati formati dai massicci ofiolitici e quello dolce ed arrotondato del Complesso Caotico, dove però esistono aree ad affioramenti prevalentemente argillosi in cui si sono formati calanchi.

 

Sul Sasso di Castro si trova l'omonima cava, coltivata per recuperare il basalto ofiolitico che ha una qualità eccezionale per la preparazione dei calcestruzzi. La cava, recentemente riaperta, costituisce una delle principali fonti di approvvigionamento per i vicini cantieri del Treno Alta Velocità.

Cartografia geologica dell'area protetta:

Carta Geologica della Toscana 1:10.000, sezioni:

 

Flora e vegetazione

Il Sasso di Castro (1.276 m) ed il Monte Beni (1.263 m) costituiscono un complesso montano coperto da boschi a prevalenza ora di faggio ora di carpino nero, intersecati da rimboschimenti di conifere. A margine di questi si trovano prati utilizzati per il pascolo, pascoli abbandonati ed arbusteti.

Caratteristiche paesaggistiche di tali monti, formati da litosuoli mafici ed ultramafici (ofiolitici), sono i versanti rocciosi detritici, due aree estrattive e qualche specchio d’acqua.

Questi ambienti, oltre a conservare una flora peculiare degli ambienti ofiolitici, custodiscono popolamenti di Genista radiata e Vesicaria utriculata, piante rare in questa zona dell'Appennino.

Tra le formazioni vegetali di maggiore interesse sono presenti ben quattro degli habitat segnalati come obiettivo primario di conservazione nella legge regionale n. 56/2000 (Allegato A1): le Lande secche, le Praterie dei pascoli abbandonati su substrato neutro-basofilo (Festuco-Brometea), le Formazioni discontinue semirupestri di suffrutici, suffrutici succulenti e erbe perenni (Alysso alyssoidis-Sedion albi), e i caratteristici Boschi misti di latifoglie mesofile dei macereti e dei valloni su substrato calcareo (Tilio-Acerion).

In particolare, l'habitat a vegetazione suffruticosa ("suffrutice" significa "piccolo arbusto") comprende una vasta gamma di comunità di piante erbacee da cespitose, ossia con i rami collegati tra loro alla base a formare un cespo (mazzo), fino a pulvinate, ossia con ramificazioni corte ed appressate che formano un piccolo cuscino arrotondato e molto denso.

Le piante di questo gruppo possono quindi avere un abito vegetativo molto diverso, ma hanno tutte la caratteristica di essere dotate di un potente apparato radicale che si inserisce nelle fessure e nelle piccole cenge di ambienti rupestri a rocce ofiolitiche, mafiche ed ultramafiche, che sono particolarmente povere in silice e molto ricche in ossidi di magnesio ed ossidi ferrosi.

Nell'area protetta le ofioliti affiorano in pareti spesso quasi verticali, popolate da queste particolari piante erbacee. In particolare, il versante sud-occidentale del Monte Beni è caratterizzato da dense cenosi a Ginestra stellata (Genista radiata). La ginestra stellata è una specie che colonizza i versanti montani secchi, sassosi ed esposti al sole, ai margini dei boschi, da 250 fin verso i 1600 metri di quota; fiorisce da maggio a luglio con vistosi fiori gialli.

Fauna

Tra le specie animali possiamo ricordare alcuni abituali frequentatori delle cime appenniniche quali il lupoche spazia nelle zone dove gravitano consistenti popolamenti di mufloni. La popolazione di muflone abita le pendici più scoscese. Vi sono inoltre popolamenti di anfibi, legati alla permanenza di un buon sistema di pozze per l'abbeveraggio del bestiame; tra questi la rana agile, la rana italica, il tritone apuano, il tritone crestato italiano.

Vi sono infine modeste popolazioni di specie ornitiche rupicole, ed avifauna legata alle praterie montane come il succiacapre, il codirossone, l'averla piccola, e tra i rapaci il falco pecchiaiolo.

La popolazione di muflone (ovis orientalis musimon) è l'unica di apprezzabile consistenza nel territorio provinciale. Questa popolazione risiede prevalentemente entro i confini dell'Oasi di Protezione di Belvedere, appositamente istituita dall'amministrazione provinciale per tutelarla. Il nucleo del bovide, derivante da introduzioni effettuate negli anni '70, appare ultimamente in declino, probabilmente a causa della predazione esercitata dal lupo, intensificatasi negli ultimi inverni caratterizzati da abbondanti precipitazioni nevose, che hanno reso i mufloni più vulnerabili agli attacchi del predatore.

La specie presenta forme robuste e pesanti, testa grande con occhi pure grandi, orecchie brevi, coda corta, arti snelli e robusti, terminanti con zoccoli, piccoli e stretti. I maschi hanno corna robuste, non ramificate, ricurve con l'estremità rivolta in avanti e di lunghezza proporzionale all'età. Le femmine sono senza corna oppure le hanno molto piccole. Il mantello è di colore bruno-rossastro nelle parti superiori e biancastro in quelle inferiori, con un'evidente macchia biancastra nella parte alta dei fianchi; nei maschi, in inverno, assume tonalità più scure. Le femmine e i giovani hanno colori più chiari tendenti al fulvo.

Curiosità e Leggende

Gli affioramenti di ofioliti della zona appaiono completamente diversi dalle rocce circostanti, sia per colore che per aspetto. Per questo motivo la tradizione popolare li ha identificati con pietre portate dal Diavolo o cadute dal cielo.

Altri affioramenti ofiolitici sono presenti nel Comune di Firenzuola, come il Sasso di San Zanobi, situato nella Valle del Diaterna e nelle vicinanze del Passo della Raticosa ed il Sasso della Mantesca, situato nella vicina valle del Sillaro. 

La leggenda narra che quando il vescovo di Firenze San Zanobi si recò a Pietramala ed operò numerosi conversioni nel territorio, il diavolo lo sfidò a chi potesse portare in cima alla collina il sasso più grosso; il vincitore avrebbe avuto tutte le anime degli abitanti della zona. San Zanobi si affidò a Dio e firmò questo patto. Il demonio raccolse un macigno e se lo mise sulle spalle con molta fatica e si incamminò, San Zanobi raccolse un macigno molto più grande sollevandolo con leggerezza e tenendolo sul dito mignolo e, superato il diavolo, lo posò nel luogo dove oggi si trova il Sasso che porta il suo nome. Il demonio allora, vedendo che aveva perso la scommessa, andò su tutte le furie e gettò il suo macigno che andò in frantumi fra fuoco e fiamme formando il Sasso della Mantesca (fonte: Wikipedia).

La costruzione della Via Flaminia militare viene descritta da Tito Livio nella Storia di Roma (Ab Urbe Condita libri CXLII), libro XXXIX:

"Il console Caio Flaminio, dopo molti scontri vittoriosi con i Liguri Friniati proprio all'interno del loro territorio, accolse la resa di questo popolo esigendo la consegna delle armi. (...)

In seguito la guerra fu rivolta contro i Liguri Apuani i quali avevano compiuto una tale devastazione tale nelle campagne Pisane e Bolognesi da rendere impossibile

coltivarle. Assoggettati anche questi, il console concluse la pace con le popolazioni limitrofe. E poiché ogni preoccupazione di guerra era ormai bandita da tutta la provincia, per non lasciare in ozio i soldati, fece costruire una strada da Bologna ad Arezzo".

"L'altro console M. Emilio saccheggiò e diede alle fiamme il territorio dei Liguri,

i loro villaggi che erano nelle campagne e nelle vallate, i cui abitanti si erano portati

su due montagne Balestra e Suismonzio. (...) Pacificati i Liguri, Emilio condusse l'esercito nel territorio dei Galli e vi fece costruire la strada da Piacenza a Rimini per unirla con la via

Flaminia".

Links

Informazioni sulla ANPIL

Itinerari a piedi

Itinerari in bicicletta

 

Guide, letture consigliate e cartografia

Guide dell'area protetta

  • SIC/SIR Sasso di Castro e Monte Beni, pag. 115-117 in Guida delle aree protette e biodiversità sul territorio della Provincia di Firenze, a cura di Bettini G, Gargani B., Diple Edizioni, 2006, 129 pp.
  • Verdeacqua: dieci percorsi lungo fiumi e torrenti. Borelli E., Marcato E., 2003. Comune di Firenzuola, Natura forte Vacanza dolce
  • La "Via degli Dei" a piedi e in bici. Da Bologna a Firenze seguendo antichi sentieri e la strada romana Flaminia Militare del II secolo a.C., a cura del gruppo di escursionisti e buongustai bolognesi Du pas e 'na gran magnà (4a ed. rivista e corretta da Angelo Soravia e Sergio Attilio Gardini), 2008, Ed. Tamari Montagna, Maserà di Padova, 192 pp.

Geologia e geomorfologia dell'area protetta

  • Piano strutturale del Comune di Firenzuola, Provincia di Firenze. Studio geologico a supporto della pianificazione nel quardo della L.R. 5/95, esteso all'intero territorio comunale. Relazione illustrativa, Firenze, 1999
  • Geositi - testimoni del tempo : fondamenti per la conservazione del patrimonio geologico, Poli G., 1999, Ed. Pendragon, 258 pp.
  • Guide Geologiche Regionali - 12 Itinerari - Appennino Tosco-Emiliano, a cura della Società Geologica Italiana, 1a ed. 1992, Ed. BE-MA, 331 pp.

Testi sulla antica viabilità tra Firenze e Bologna

Documenti storici

 


Cartografia

  • Carta dei sentieri e dei rifugi - Alto Mugello, Appennino Bolognese, n. 25, scala 1:25.000, Ultima ed. 2005. Ed. Multigraphic, Firenze
  • Carta dei sentieri e dei rifugi - Mugello, Alto Mugello, Appennino Toscoromagnolo, n. 28, scala 1:25.000, Ultima ed. 2005. Ed. Multigraphic, Firenze 
  • Cartoguida dei sentieri di Firenzuola - guida ai sentieri escursionistici del Comune di Firenzuola, scala 1:30.000, 2004. Ed. SELCA
  • Toscana Mugello Turismo - Cartoguida Turistica, scala 1:50.000, 2003. Ed. SELCA, Firenze

 

Punti di accesso

Dall'Autostrada A1 uscita Barberino di Mugello, si prosegue per il Passo della Futa e da qui per Covigliaio percorrendo la strada statale del Passo della Futa (n.65).

L'ingresso all'area protetta è situato prima di Covigliaio, in località Faggiotto, presso il km 50 della strada statale.

Sentieri presenti nell’area

All'interno dell'area protetta sono presenti numerosi sentieri, sia CAI che comunali, tutti adeguatamente segnati.

Gli itinerari più conosciuti sono le salite ai due monti, il Sasso di Castro ed il Monte Beni.

Oltre a questi, sono consigliate le escursioni alla Fontanina dell'Amore, il percorso intorno alla zona del Belvedere sopra Covigliaio, l'anello che gira intorno a Monte Beni e Monte Freddi, ed infine l'anello intorno al Sasso di Castro.

Un altro itinerario che attraversa l'area protetta ripercorre l'antica Via Bolognese che collegava Firenze con Bologna attraverso il Passo della Futa, nel tratto che dal Passo della Futa arriva a Pietramala attraverso Covigliaio.

Nelle vicinanze dell'area protetta sono situati altri percorsi interessanti.

Uno dei più noti è il percorso lungo la direttrice principale della antica Via Flaminia Militare; per visitare tutti i siti archeologici sono necessarie 6 ore di cammino, soste escluse. 

Allo scopo di facilitare la visita sono stati tracciati anche due percorsi ad anello, l'anello di Bruscoli e l'anello di Traversa, che consentono di raggiungere solo alcuni dei tratti della via Flaminia e tornare indietro fino al punto di partenza in tempi più contenuti.

La direttrice principale della Via Flaminia Militare costituisce anche una delle tratte della "Via degli Dei" itinerario percorribile a piedi ed in mountain bike che collega Bologna (Badolo) a Firenze (Fiesole). Questo itinerario è stato tracciato negli anni '90 da un gruppo di appassionati bolognesi "Du pas e 'na gran magnà" guidato da Domenico Manaresi. Avendo come riferimento i primi tratti della Via Flaminia militare, scoperti proprio in quegli anni, il percorso proposto porta da Bologna al passo della Futa passando per Monte Adone, Monzuno (forse Mons Junonis), Monte Venere e Monte Luario (dalla dea Lua, invocata dai Romani in guerra) ed è stato denominato "Via degli Dei" per questo motivo.

Dal passo della Futa verso Firenze il percorso si discosta da quello della via Flaminia per motivi paesaggistici. L'intero percorso da Badolo a Fiesole è percorribile in quattro tappe di un giorno.

 

Gli altri percorsi esterni alla area protetta ma interessanti dal punto di vista paesaggistico sono: l'anello del biscione, il percorso lungo la valle del Santerno tra il Passo della Futa e Cornacchiaia, e l'anello di Cornacchiaia.

Info e contatti

L'area protetta non è dotata di centro visite.

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